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giovedì 14 febbraio 2013

DIVERSAMENTE CALMA



Durante il mio ultimo trasloco ho ritrovato un vecchio libretto di risparmio quasi vuoto, e decido di chiuderlo. Mi avevano detto che quella operazione si doveva fare presso l’Ufficio Postale di emissione, e io avevo cambiato residenza. Nel dubbio chiamo il numero verde delle Poste Italiane che mi conferma: “Sì, la chiusura del libretto la deve fare l’ufficio che lo ha emesso”. Esprimo dubbi e perplessità: e se il libretto è stato aperto a Canicattì? – Ma, non saprei, credo che dovrebbe scrivere – . Cerco di mantenere la calma; nel mio caso il luogo di emissione è nel paese vicino e l’indomani mi reco in quell’Ufficio Postale.
L’operazione non si conclude subito: dovrò ritornare tra 5 giorni. Non capisco e non mi adeguo. Chiedo anche a loro perché quell’operazione può essere fatta solo dal loro ufficio: vorrei sapere dove sta scritto. Mi rispondono che quel libretto lo potevo chiudere presso qualunque ufficio postale.

Non mi sono arrabbiata, ero… diversamente calma.

venerdì 8 febbraio 2013

DICHIARAZIONE DEI REDDITI DEI PARLAMENTARI



Da “Alberto Bertuzzi - Il Cittadino scomodo” – a cura di Giorgio Medail
 
Tra le numerose iniziative targate Bertuzzi, ve ne è una che probabilmente otterrà il successo che merita. Ora che i liberali hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di un’anagrafe patrimoniale di deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali,(1) forse certe improvvise fortune che, con la rapidità di una legislatura, alcuni uomini del Palazzo sono miracolosamente riusciti a mettere insieme, avranno una vita più dura. Modesti professori di provincia, impiegati col pallino della politica, tirapiedi senza arte né parte, in alcuni casi sono in breve diventati miliardari senza aver vinto al Totocalcio. Una semplice elezione al parlamento, qualche incarico in questo o quell’ufficio governativo dove si concludono grossi affari e dove passa una barca di quattrini, e il gioco è fatto.
Quest’idea fu per anni il cavallo di battaglia del nostro Cittadino. Per anni ministri, sottosegretari di vari governi si sono visti recapitare le lettere educate ma ferme di Bertuzzi che chiedeva di conoscere le dichiarazioni dei redditi di “lor signori”. Alcuni avevano prontamente risposto, altri, i più, con una semplice alzata di spalle, avevano cestinato la richiesta pensando: “tanto di un semplice cittadino ci se ne può tranquillamente fregare”, diventando così bersagli delle metodiche e inesorabili lettere di Bertuzzi che, come un orologio svizzero, tutti i mesi si curava di rinfrescare la memoria agli sbadati destinatari di una così impertinente richiesta.

 “… Orbene, poiché la democrazia cresce e si difende anche nelle più elementari regole del comportamento, questa volta l’esercizio democratico che sottopongo a Lei, come a tutti i membri del quarto Governo Andreotti, è la dichiarazione pubblica dei Suoi redditi e del Suo stato patrimoniale, Il primo cittadino Sandro Pertini ha già adempiuto a questo dovere morale. Ora tocca a Lei restituendomi compilata l’acclusa scheda. Naturalmente, non pervenendomi una Sua cortese risposta, commenterò il suo silenzio nelle mie interviste alla stampa e alla Radio-Televisione facendo, se del caso, seguire una serrata indagine sulla Sua situazione fiscale.”

(1) Disegno di legge presentato alla Camera dei Deputati il 20 giugno 1979 contrassegnato con il numero 115.


Per non dimenticare!

lunedì 4 febbraio 2013

La nomina degli scrutatori


Ogni volta che si avvicinano le consultazioni elettorali mi ricordo della mia prima esperienza di scrutatrice.

Conclusione: il nostro esposto è stato accolto. Dopo un mese si tornava alle urne per una consultazione referendaria e la nostra domanda veniva accettata. Correva l’anno 1985; da allora non mi sono mai fermata e sono diventata un’esperta di… brogli elettorali.

giovedì 31 gennaio 2013

LE TASSE SULLA CASA




Art. 47 della Costituzione Italiana: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Favorisce l’accesso del risparmio popolare, alla proprietà dell’abitazione….

Il signor Bianchi ha risparmiato: vacanze in campeggio, niente rinnovo del guardaroba tutti gli anni, spesa al discount, ha smesso di fumare… e si è acquistato una casa. Su quella casa, frutto dei suoi risparmi, tutelati dalla Costituzione, il signor Bianchi deve pagare le tasse.
Il signor Rossi non ha una casa di proprietà, passa le vacanze in albergo e si gode la vita. Il signor Rossi non ha… risparmi tassabili.
Qualcuno mi spiega come leggere l’art. 47 della Costituzione Italiana?
A mio avviso le tasse sulla casa (IMU, ICI) sono incostituzionali in quanto colpiscono il patrimonio (risparmio) e non il reddito.

Quella che segue è una lettera che avevo inviato al Difensore civico del mio Comune sui criteri di applicazione dell’ICI, ma che attualmente sono applicati anche per l’IMU. A parole, tutti mi davano ragione. 

           “Il giorno 15 luglio 2004 consegnavo all’Ufficio Tributi del mio comune il modulo di variazione ICI avendo acquistato un appartamento da adibire ad abitazione principale.Contestualmente chiedevo il conteggio della quota di pagamento a mio carico per il secondo semestre 2004: mi risposero che avevo tempo fino al 20 dicembre per perfezionare la pratica. Essendo già residente e dovendo denunciare all’anagrafe il solo cambio di indirizzo, mi comunicano che l’operazione avrebbe avuto effetto immediato, dietro una mia semplice dichiarazione verbale. Nessuna verifica da parte dei Vigili Urbani. E’ il 10.8.2004. Il 29 novembre all’Ufficio Tributi mi informano che, non avendo fatto contestualmente al rogito anche il cambio di indirizzo, per il mese di luglio l’aliquota applicata sarebbe stata quella ordinaria del sette per mille, nessuna agevolazione, nessuna detrazione. In quel mese l’appartamento non era considerato abitazione principale avendo dichiarato il cambio di indirizzo il 10 agosto.
Alla stipula del rogito, per usufruire delle agevolazioni fiscali si deve dichiarare:
-        di voler stabilire entro 18 mesi la propria residenza nel Comune dove è ubicato l’immobile oggetto   dell’atto,
-         di non possedere altro fabbricato idoneo ad abitazione,
-         di voler adibire a propria abitazione principale l’unità abitativa acquistata.
Anche nella stipula dei contratti delle varie utenze domestiche si concede un termine di 60 giorni per regolarizzare gli eventuali trasferimenti e non perdere le agevolazioni.
Perché quanto sopra non può valere anche per i Comuni? Nessuno contesta l’interpretazione dell’art. 43 del Codice Civile; non si tratta solo di disquisire sul significato da dare alle parole domicilio, residenza, dimora abituale, possesso, ecc., quanto di riconoscere che se un Cittadino acquista una casa per adibirla ad abitazione principale, gli si deve dare il tempo materiale per entrarci anche fisicamente proprio per consentire, in sede di controllo, di verificare la veridicità della dichiarazione resa e non essere tassato con l’aliquota più alta nel periodo in cui quella casa la deve imbiancare e poi vi deve traslocare. E questo lo hanno ben recepito i gestori delle varie utenze domestiche.
         Una domanda: come verifica l’Ufficio Tributi la veridicità di quanto asserito dal contribuente se per il solo cambio di indirizzo i Vigili urbani non fanno nessun accertamento? Cosa impedisce al Cittadino di dichiarare una data retroattiva?
 “…il periodo di 18 mesi lasciato a disposizione dalla legge al cittadino per evadere le pratiche di residenza è valevole solo per le agevolazioni fiscali dei tributi erariali non per i tributi locali e che in ogni caso è lasciato alla potestà regolamentare degli enti locali la facoltà di derogare alla legge, o prevedere ulteriori trattamenti agevolati rispetto all’impianto normativo originale fa semplicemente pensare che lo Stato agevola il Cittadino, il Comune no. Io non contesto l’applicazione del tributo, sia che si chiami erariale o locale, ma i criteri della sua applicazione.
         L’avv. Luigi Berri nel suo libro “Dei diritti e dei doveri del Cittadino” edito dal Comune di Milano, a pag.335 scriveva: “Quando una disposizione di presta a due interpretazioni: una favorevole ed una sfavorevole al Cittadino, capuffici, dirigenti pubblici e così via spremono le loro meningi per dare copertura all’interpretazione più penalizzante per il Cittadino”.
           
Dopo alcuni mesi L'ICI venne tolta, dopo alcuni anni è arrivata l'IMU, ora... 

lunedì 7 gennaio 2013

L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE


Purtroppo l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole è quanto mai trascurato.
         Da parte mia ho cercato di contribuirvi scrivendo con Giorgio Medail e Pierluigi Ronchetti quel libro già più volte citato in queste pagine, Il Pianeta dei cittadini. Esso è destinato oltreché ai giovani studenti delle scuole medie, anche ai genitori ed agli stessi insegnanti. Ed a proposito di questi ultimi voglio riportare alcuni brani di una intervista a Emilio Giuseppe Arlandi, preside dal 1960 del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano e insegnante da 40 anni, pubblicata dal settimanale “Panorama” del 30 giugno 1980.
Arlandi pur riconoscendo che molti giovani docenti “sono alquanto sprovveduti sul piano delle nozioni, dei riferimenti culturali” notava però che essi “sono più ricchi di carica umana, sanno coinvolgere i ragazzi, gli fan fare l’amore con la loro materia. Preferisco di gran lunga loro a certi super-dotti, che facevano l’esame con l’orologio sul tavolo.”
         Ed ecco l’ultima domanda di questa intervista:
         “Eppure, prof. Arlandi, l’ignoranza verificata dei professori ha indotto molti stati come gli Usa, a sottoporre periodicamente il docente a esami, per accertare non solo come insegna, ma cosa sa”.
         “Io sarei favorevolissimo” ha risposto Arlandi “ben venga un accertamento dell’idoneità professionale specifica, sia a livello iniziale, sia nel corso della carriera, per verificare se i signori docenti nel corso degli anni non si siano addormentati sugli allori. Magari mai mietuti.”
         Nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica, che dovrebbe ovviamente dare molto spazio allo’insegnamento della Costituzione, si dovrebbe anche parlare dell’educazione sessuale, di quella alimentare ed anche dell’educazione stradale. E a proposito di quest’ultima, basti pensare che nel 1979 sulle strade italiane abbiamo avuto ben 8.326 morti e 219.580 feriti (nel 1978, 7.965 morti e 207.556 feriti). Sono dati agghiaccianti. In base a recenti statistiche, se in Italia tutti i giovani che vanno in motocicletta o in motorino portassero obbligatoriamente il casco, avremmo addirittura 1.000 morti in meno all’anno!
         “Solo una sana educazione al lavoro, al risparmio e all’onestà civile e politica, un’educazione basata sui sani principi enunciati dalla Costituzione ed impartita dai genitori nella famiglia, dagli insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado e dai sindacati nella società, potrà evitare alla Nazione di assistere ancora ad altri scandali di appaltatori, di petrolieri, di palazzinari, di imprenditori, di banchieri, di calciatori e di politicanti. Solo una educazione morale ed anche religiosa potrà creare una società di cittadini onesti, laboriosi, risparmiatori e giusti. Orgoglio e vanto della Nazione.” Così scrisse Guglielmo Di Benedetto sul settimanale “La coscienza del cittadino” n. 15 del 22 maggio 1980.
         E per finire ricorderò che il mensile “Mondo Economico” del 31 maggio 1980 ha dedicato un articolo sulla opportunità di raccontare la formazione scolastica al mondo del lavoro. In altri termini condurre i giovani in visita nelle industrie più interessanti e qualificate, per progressivamente abituarli ad uscire dall’ambito scolastico, ed entrare nei vari templi del lavoro nei quali un giorno ciascuno dovrà per così dire officiare. Ne sarà stimolata la fantasia creativa dei giovani ed in quelli più maturi nasceranno le vocazioni e si predisporranno le scelte.

Da “La Costituzione comoda” di Alberto Bertuzzi

martedì 20 novembre 2012

IN MEMORIA DI ALBERTO BERTUZZI



"Un uomo è la sua vita. E la vita di un uomo resta impressa nella memoria di chi lo ha conosciuto". Sono le parole scritte dal giornalista Giorgio Medail presentando il libro "60 ritratti di Alberto Bertuzzi", a un anno dalla sua morte (10 febbraio 1988). Sessanta ritratti scritti da giornalisti, personaggi pubblici e politici vari. Tutti ne hanno scritto con parole di ammirazione e con l'auspicio che: "Con qualche Bertuzzi in più, le cose da noi, almeno in alcuni settori, andrebbero meglio" (Maurizio Costanzo). E ancora: "Che accadrebbe, cari lettori, se ne imitassimo l'esempio?" (Indro Montanelli). Piero Angela concludeva: "Lui ha fatto la sua parte. A noi tocca fare la nostra".
Alberto Bertuzzi ci ha lasciati tanti anni fa ed è stato dimenticato, soprattutto dai tanti giornalisti e personaggi pubblici che avevano dato risalto alle sue battaglie civiche. Bertuzzi riceveva migliaia di lettere da cittadini che sollecitavano il suo intervento per la risoluzione di problemi.
 “Cittadino scomodo” è stato maestro di tante battaglie civiche, ci ha insegnato ad essere cittadini e non sudditi, a “Dubitare, disobbedire, combattere”, a difenderci dagli abusi dei pubblici uffici, a stare sempre “penna in resta” Ci ha insegnato la “Costituzione comoda” e a usare gli strumenti del cittadino.
Auspicava che molti cittadini “avvertissero la necessità di dedicare una parte della loro intelligenza, della loro cultura, della loro esperienza e del loro tempo a questa nobile funzione del promotore civico”.
 Ricordava che”il mestiere di cittadino è un mestiere difficile, anche perché bisogna convogliare la propria carica di aggressività, che è una parte insopprimibile di tutte le specie animali viventi, uomo compreso, anziché in direzioni stupidamente distruttive, verso comportamenti costruttivi”.
Ho conosciuto Alberto Bertuzzi negli anni ottanta e mi ha autografato un suo libro: "All'onorevole cittadina Lina Messana con l'augurio di non essere mai suddita". E così è stato. Le mie battaglie fatte nel suo nome e con il suo appoggio sono state tante.
Il giorno 11 gennaio 2013 ricorre il centenario della sua nascita.
Vorrei poterlo ricordare assieme alle tante persone che da lui hanno ricevuto esempio, stimolo e appoggio per un fattivo impegno civico.
Vorrei che il Comune di Milano gli dedicasse una via (il Comune di Brugherio, dove Alberto Bertuzzi aveva uno stabilimento, lo ha fatto).
Vorrei che si organizzasse un convegno su di lui.
Vorrei
Grazie per l’attenzione.

Lina Messana



Da “LA COSTITUZIONE COMODA” di Alberto Bertuzzi
“… Il mio scopo è quello di trasformare la conoscenza della Costituzione nell’apprendimento di una nuova arte marziale, l’arte di essere cittadini in piedi e mai sudditi in ginocchio. La differenza tra un suddito e un cittadino è semplice. Il suddito non sa, mentre il cittadino sa come difendere i propri diritti, ovviamente nell’osservanza dei propri doveri”.

Con i diritti d’autore dei suoi libri, Alberto Bertuzzi ha finanziato i restauri dello squero di San Trovaso in Venezia e di alcuni preziosi dipinti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e l’istituzione di premi annuali per i migliori temi scolastici sulla Costituzione.

venerdì 1 giugno 2012

Non potete


“Non potete dar forza ai deboli indebolendo i forti
Non potete aiutare i piccoli uomini facendo a pezzi quelli grandi
Non potete aiutare chi guadagna il salario abbattendo chi paga il salario
Non potete tirarvi fuori dai dispiaceri spendendo più delle vostre entrate
Non potete favorire la fratellanza tra gli uomini incitando l’odio di classe
Non potete stabilire la sicurezza sul denaro preso a prestito
Non potete formare il carattere e il coraggio portando via all’uomo l’iniziativa e l’indipendenza
Non potete continuamente aiutare gli uomini facendo per loro ciò che essi potrebbero fare per se stessi.” (Abramo Lincoln – 1860)

domenica 19 febbraio 2012

CI IMPEGNIAMO



Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri, né chi sta in alto né chi sta in basso, né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna, senza accusare chi non si impegna, senza cercare perché non si impegna, senza disimpegnarci perché altri non s’impegna.
Sappiamo di non poter nulla su alcuno né vogliamo forzare la mano ad alcuno, devoti come siamo e come intendiamo rimanere al libero movimento di noi stessi o dei nostri convincimenti.
Noi non possiamo nulla sul nostro mondo, su questa realtà che è il nostro mondo di fuori, poveri come siamo e come intendiamo rimanere e senza nome.
Se qualche cosa sentiamo di potere – e lo vogliamo fermamente – è su di noi, soltanto su di noi. Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci mutiamo, di fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura, imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi. L’ordine nuovo comincia se alcuno si sforza di divenire un uomo nuovo. La primavera incomincia col primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia, l’amore con il primo sogno.
Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi – un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia – più forte di noi stessi.
Nei momenti gravi ci si orienta dietro richiami che non si sa di preciso donde vengano, ma che costituiscono la più sicura certezza, l’unica certezza nel disorientamento generale.
Lo spirito può aprirsi un varco attraverso le resistenze del nostro egoismo anche in questa maniera, disponendoci a quelle nuove continuate obbedienze che possono venire disposte in ognuno dalla coscienza, dalla ragione, dalla fede.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore, un utile che non sia una delle solite trappole generosamente offerte ai giovani dalla gente pratica.
Si vive una sola volta e non vogliamo in nome di nessun piccolo interesse. Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro, non ci interessa la donna se ce la presentate come una femmina soltanto, non ci interessa il successo né di noi stessi né delle nostre idee, non ci interessa passare alla storia. Abbiamo il cuore giovane e ci fa paura il freddo della carta e dei marmi, non ci interessa né l’essere eroi né l’essere traditori davanti agli uomini se ci costasse la fedeltà a noi stessi.
Ci interessa di perderci per qualcosa o per qualcuno che rimarrà anche dopo che noi saremo passati e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci interessa di portare un destino eterno nel tempo, di sentirci responsabili di tutto e di tutti, di avviarci, sia pure attraverso lunghi erramenti, verso l’Amore, che ha diffuso un sorriso di poesia sopra ogni creatura, dal fiore al bambino, dalla stella alla fanciulla, che ci fa pensosi davanti a una culla e in attesa davanti a una bara.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo.
Per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non è amabile, anche quello che pare rifiutarsi all’amore poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c’è, insieme a una grande sete d’amore, il volto e il cuore dell’Amore.
Ci impegniamo perché noi crediamo all’Amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perdutamente.
(Don Primo Mazzolari)

mercoledì 15 febbraio 2012

C'era una volta la tassa sui cani

 Dopo l’ennesimo ricordino… portafortuna trovato davanti al mio cancello ho fatto un giro nel mio archivio e su internet per capire cosa dice la legge a tutela del cittadino. Questa è un’ordinanza del Comune di Bologna.

Se ho capito bene, si prende la multa se non si rimuovono le deiezioni, ma non succede niente se non si ha con sé paletta e sacchetto. Considerato che la sanzione può essere comminata solo in flagranza di reato, quanti la fanno franca?
Proseguo la ricerca e scopro che alcuni Comuni hanno emesso ordinanze che prevedono appunto l’obbligo per i padroni di cani di uscire con gli strumenti necessari per rimuovere le deiezioni dei propri animali. E se si viene trovati senza scatta automaticamente la multa. (Milano, Civitavecchia, Latina, Savona, Ancona…)
Ma… sorpresa:
“Era stato multato di 200.000 lire dai vigili perché non aveva con sé la paletta per raccogliere gli escrementi del proprio cane, ma il giudice di pace ha annullato la sanzione perché il Comune non è stato in grado di dimostrare la sua "colpevolezza". Questa la sentenza emessa nei giorni scorsi dal dottor …, che ha accolto l’opposizione di un cittadino, contravvenzionato in base all’ordinanza emessa dall’allora sindaco … nel maggio del ’96 e tuttora in vigore. Essa prevede appunto l’obbligo per i padroni di cani di uscire con gli strumenti necessari per rimuovere le deiezioni dei propri animali. E se si viene trovati senza scatta automaticamente la multa. Ma questo principio, secondo il giudice di pace, è illegittimo. Questo perché la legge non contempla l’ipotesi di colpa presunta.
... Naturalmente il giudice non propugna l’impunità di chi permette ai propri cani di sporcare le strade, ma con il suo giudizio invita implicitamente l’amministrazione a rivedere un’ordinanza lacunosa. Oltre alla flagranza dell’infrazione (cioè il cane sorpreso dai vigili a fare i suoi bisogni senza che il padrone intervenga per rimuoverli), per rendere efficiente ed equo il provvedimento del Comune, a suo parere dovrebbero essere aggiunti almeno due casi attualmente non previsti. Anzitutto la possibilità per il cittadino di dimostrare di aver usato e gettato negli appositi contenitori gli strumenti per la raccolta degli escrementi, proprio come aveva fatto il ricorrente. Inoltre il giudice suggerisce che l’ordinanza imponga di essere in possesso di una congrua quantità di attrezzatura in modo che abbia con sé sempre una busta di riserva. In assenza di queste modifiche, e a meno che non ci sia la flagranza, il giudice ritiene che il cittadino non sia punibile, proprio perché la sua responsabilità non è dimostrabile”.

Ma come fa il cittadino a dimostrare di aver usato e gettato negli appositi contenitori gli strumenti per la raccolta di escrementi? Dovrebbe essere nelle immediate vicinanze del contenitore, e come può dimostrare che li ha gettati lui e non altri? E se non si trovasse nelle immediate vicinanze, si faranno una passeggiata per andarlo a cercare?

Leggo:
 - Chi maltratta un cane pagherà i danni morali; la Cassazione riconosce anche il dolore del padrone
 - Gli animali dei milanesi saranno i primi ad avere una tessera sanitaria “… per la tutela della salute dei nostri piccoli amici…”
 - Via libera del giudice: il cane in ospedale dalla padrona ricoverata.
 - Includere i cani di proprietà nello stato di famiglia.
 - Eliminare il divieto di ingresso a persone con cani nei locali pubblici.

Mi domando:
I cani pagano le spese condominiali?
Una volta si pagava al Comune la “tassa sul cane”, perché non ripristinarla?

lunedì 30 gennaio 2012

O capitano, mio capitano...

Per non dimenticare

"... I passeggeri dopo aver indossato i giubbotti hanno abbandonato la nave, ma, secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie non ci sarebbero criticità particolari.
Una persona che si trovava a bordo ha riferito all'ANSA che i passeggeri sono stati tutti trasferiti sulle scialuppe di salvataggio"...


La verità è in fondo al mare!