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venerdì 9 dicembre 2016

UN MESTIERE DIFFICILE


Il mestiere meno conosciuto in Italia è certo quello di cittadino. Mestiere duro ma esaltante che, come tutti i mestieri, ha le sue regole. La prima regola per non essere sudditi servili, ma cittadini consapevoli, è quello di conoscere la Costituzione della repubblica, leggerla è come leggere un libro proibito, un libro che insegna un’arte marziale, perché dà una carica di dignità civica e di coraggio incredibili.
La seconda regola è quella di non comportarsi mai servilmente, per esempio non chiamando un deputato “onorevole” o un ministro “eccellenza”, perché questi aggettivi abbassano chi li usa al livello di suddito; mentre invece, per paradosso, è il cittadino che dovrebbe esigere di essere chiamato onorevole da chi ha accettato di servire il popolo a pagamento: dal ministro sino all’ultimo usciere ministeriale. E con quale sfacciataggine e cattivo gusto i deputati addirittura si firmano “onorevoli”, qualcuno persino quando non fa più parte della legislatura?
Ma perché la stampa, la radio e la televisione non danno il buon esempio ricordando che la Camera si chiama dei deputati e non degli onorevoli?
L’arroganza, è da precisare, se è deplorevole quando rivolta dagli uomini che coprono funzioni pubbliche verso il cittadino, è viceversa salutare per la democrazia quando sia civilmente ma fermamente manifestata dal cittadino sdegnato per la cattiva o disonesta gestione della cosa pubblica.
La terza regola è quella, se l’occasione si verifica e purtroppo da noi si verifica spesso, di insegnare democrazia per esempio a chi non per meriti di competenza, ma per bizantinismi politici è nominato ministro e nel suo operare si comporta anziché come un servitore del popolo, come un uomo al potere che dal Palazzo, difeso dalle immunità parlamentari, ritiene di poter compiere ogni sopruso verso chi considera suddito.
E, sempre nel campo educativo, un altro compito insolito del cittadino è quello di stimolare quei concittadini, e sono molti, che non essendosi mai nutriti di democrazia e di civismo leggendo la nostra Costituzione, ritengono di doversi occupare soltanto dei propri affari e problemi, disinteressandosi della cosa pubblica, che poi in definitiva è di noi tutti. Questo perché nelle scuole non si insegna o si insegna male, in modo noioso e incompleto, l’educazione civica, e perché nessun governo ha mai dato importanza a questo fondamentale insegnamento.
Il mestiere di cittadino è un mestiere difficile, anche perché bisogna saper convogliare la propria carica di aggressività, che è una parte insopprimibile di tutte le specie animali viventi, uomo compreso, anziché in direzioni stupidamente distruttive, verso comportamenti costruttivi.
La quarta regola impone al cittadino il diritto-dovere di difendere l’ambiente nel quale vive. Di difenderlo a oltranza con tutti i mezzi che la Costituzione e le leggi gli forniscono: educando i giovani al rispetto del verde, alla protezione degli animali, alla salvaguardia del paesaggio, mobilitando le autorità responsabili e denunciando alla magistratura ogni infrazione.
E per finire, la quinta regola: provate ogni giorno a farvi un esame di coscienza, domandatevi: “Ed io che cosa ho fatto oggi, non per il mio arricchimento culturale od economico che sia, ma per la società nella quale sono inserito?”.
Solo esercitando sempre e in ogni occasione il mestiere di cittadino, si costruisce il paese e si diviene protagonisti della democrazia.
(Alberto Bertuzzi: “Scusate signori del Palazzo”)

mercoledì 15 gennaio 2014

IL COGNOME DELLA MADRE AI FIGLI



(da “La Costituzione comoda” di Alberto Bertuzzi)


“Venerdì 30 giugno 1980 la trasmissione sulla seconda rete di “L’Altra campana, la vostra opinione del venerdì”, condotta da Enzo Tortora, la signora Cinzia Benati di Cento dal pubblico di questa rubrica così all’incirca disse:
"Ma vi par giusto che ancor oggi, dopo tanti proclami di uguaglianza della donna rispetto all’uomo, contenuti anche nella nostra Costituzione, i figli debbano portare sempre soltanto il cognome del padre?
E non siamo noi donne soprattutto a crescere i figli nel nostro seno e metterli alla luce, soffrendo e talvolta persino rischiando la vita?
Perché dunque privare questi nostri figli del cognome di chi li ha messi al mondo?”


In effetti, a decidere sul proprio cognome, dovrebbero in definitiva essere gli interessati e cioè i figli, più dei rispettivi genitori. Ed infatti, avendo due figli, quando essi ebbero raggiunta l’età maggiore ho loro chiesto se avrebbero gradito unire al mio anche il cognome della madre. E con il loro gradimento in data 19 luglio 1971 ottenni il seguente decreto.


“Il Presidente della Repubblica

Vista la richiesta avanzata dalle persone sotto indicate:

visti gli artt. 153 e seguenti del R. Decreto 9 luglio 1939, n. 1238, per l’ordinamento dello stato civile;

sulla proposta del Guardasigilli, ministro segretario di Stato per la Grazia e Giustizia;

decreta:

Bertuzzi Massimo, nato a Valmadrera il 26 agosto 1944 e Bertuzzi Maria Paola, nata a Milano il 13 settembre 1947, entrambi residenti a Milano, sono autorizzati ad aggiungere al proprio cognome quello “Borgognoni”.

Il presente decreto, a cura dei richiedenti, sarà annotato in calce all’atto di nascita delle persone sopra menzionate e trascritto nei registri in corso delle nascite del comune.

Il Guardasigilli, ministro segretario di Stato per la Grazia e Giustizia è incaricato della esecuzione del presente decreto (firmato Giuseppe Saragat e controfirmato da Emilio Colombo).”.


Nella giurisprudenza della Corte Costituzionale relativa all’art. 29 è agevole ravvisare una linea di netta evoluzione, infatti il principio dell’uguaglianza fra i coniugi può superare l’arretratezza tradizionale del comportamento maschilista, solo con il coraggioso e costante esercizio di comportamenti anticonformisti.”

martedì 8 ottobre 2013

IL FINANZIAMENTO AI PARTITI



PERCHE’ NON VOGLIO FINANZIARE TUTTI I PARTITI
(da “Disobbedisco” di Alberto Bertuzzi)
Domenica 22 novembre 1981, nel programma RAI “Tg l’Una”, quando il conduttore Romano Battaglia mi ha chiesto a quale partito ero iscritto, ho risposto di aver aderito a tutti i partiti politici del pittoresco arco costituzionale. E ciò perché la legge n. 195 del 2 maggio 1974 “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici” promulgata dall’”indimenticabile” presidente della Repubblica Giovanni Leone e firmata da Rumor, Moro, e Tanassi, mi aveva obbligato a finanziarli tutti: in contrasto oltreché alla mia coscienza, anche al contenuto dell’articolo 49 della Costituzione che afferma il nostro diritto di cittadini ad associarsi “liberamente” in partiti, rendendoci così liberi di finanziare quello preferito.
Ma ora viene il bello: quella legge che regalava ai partiti “soltanto” 45 miliardi l’anno, è stata modificata e integrata alla nuova legge 18 novembre 1981, n. 659, pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” del 24 novembre, n. 323.
Con questo singolare provvedimento legislativo, i signori del Palazzo, arcifregandosi del momento che imponeva, e impone tuttora, la massima austerità, e approfittando della delega in bianco del popolo sovrano a loro accordata, deputandoli, per cinque anni, al servizio della funzione legislativa, hanno deciso di quasi raddoppiarla. Addirittura con retroattività.
Sicché, a far solo un calcolo approssimativo, nell’arco ipotetico dei cinque anni della legislatura, per ogni parlamentare dovrebbe essere a carico del contribuente, oltreché l’indennità mensile di ciascuno e le altre spese connesse, un supplemento di 500 milioni. Dico cinquecento!
Ma la nuova legge prevede altro mangime: 15 miliardi quale concorso nelle spese per l’elezione dei rappresentanti al parlamento europeo; 10 miliardi per le spese elettorali sostenute nelle elezioni del Consigli delle Regioni; 5 miliardi a integrazione di quanto già avuto per le elezioni dei Consigli delle Regioni a statuto speciale.
Solo per questo motivo si dice sia stato approvato il bilancio dello Stato il 29 aprile 1082! E’ ovvio che nei quattro mesi dell’esercizio provvisorio autorizzato dal Parlamento i gruppi parlamentari percepivano un dodicesimo del loro finanziamento. Non approvando il bilancio al quarto mese dell’esercizio provvisorio, l’erogazione sarebbe… cessata!
Infatti l’esercizio può essere concesso dal Parlamento al Governo, sino a un massimo di quattro mesi, e non oltre.
Ho il sospetto che questa nuova legge per il foraggiamento dei partiti non abbia tutti i crismi della costituzionalità. Infatti non prevede i controlli dei bilanci da parte della Corte dei Conti, nel rispetto del comma 2° dell’articolo 100 della Costituzione.
…………….
Per tutte queste fondate motivazioni, ho quindi deciso di non più rispettare la legge per il finanziamento pubblico dei partiti politici e ho manifestato la mia provocatoria disobbedienza civica, detraendo dalle imposte dovute nella mia dichiarazione dei redditi la somma simbolica di lire 1000 anche se a carico di ciascun contribuente l’onere sia di molto superiore.
………………
Correva l’anno 1981.

giovedì 9 maggio 2013

ALBERTO BERTUZZI NEL RICORDO DI GIULIO ANDREOTTI



(Dal libro “60 ritratti di Alberto Bertuzzi”)

         Prima di conoscerlo di persona, di Alberto Bertuzzi avevo l’idea che si trattasse di un maniaco “rompiscatole”. Ricevevo da lui – e sapevo che lo stesso avveniva a tanti altri parlamentari e ministri – lettere perentorie per conoscere quale fosse il reddito annuo dichiarato alle Imposte oppure se per andare in vacanza utilizzassimo strutture statali; o ancora, se ero veramente laureato o se mi chiamavano dottore abusivamente o al massimo per una laurea avuta honoris causa.
Prima ancora che i liberali presentassero una proposta di legge al riguardo e che alcune Regioni provvedessero per loro conto a crearlo, il dottor Bertuzzi si era autonominato “difensore civico”. Ed invitava anche dalle pagine di un settimanale a scrivergli chiunque ritenesse di aver subito un torto da parte di un pubblico ufficiale.
Ho l’abitudine di rispondere a tutti (talvolta con qualche forzato ritardo e arrivano secchi solleciti) e rispondevo anche a questa singolare corrispondenza, che altri invece cestinava e riteneva abusiva. Vi fu tuttavia un episodio che me lo fece apprezzare molto. Sulla base di malevole cronache dei giornali aveva attaccato a fondo un nostro collega, ma poco dopo apparve chiaro che le critiche erano del tutto infondate. I giornali si guardarono bene dal rettificare; seppi che Bertuzzi, invece, gli aveva telefonato a casa per chiedergli calorosamente scusa.                                                                  

 (disegno di Alberto Bertuzzi schizzato da Gianni Brera nel corso di una cena a Milano)


 



venerdì 8 febbraio 2013

DICHIARAZIONE DEI REDDITI DEI PARLAMENTARI



Da “Alberto Bertuzzi - Il Cittadino scomodo” – a cura di Giorgio Medail
 
Tra le numerose iniziative targate Bertuzzi, ve ne è una che probabilmente otterrà il successo che merita. Ora che i liberali hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di un’anagrafe patrimoniale di deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali,(1) forse certe improvvise fortune che, con la rapidità di una legislatura, alcuni uomini del Palazzo sono miracolosamente riusciti a mettere insieme, avranno una vita più dura. Modesti professori di provincia, impiegati col pallino della politica, tirapiedi senza arte né parte, in alcuni casi sono in breve diventati miliardari senza aver vinto al Totocalcio. Una semplice elezione al parlamento, qualche incarico in questo o quell’ufficio governativo dove si concludono grossi affari e dove passa una barca di quattrini, e il gioco è fatto.
Quest’idea fu per anni il cavallo di battaglia del nostro Cittadino. Per anni ministri, sottosegretari di vari governi si sono visti recapitare le lettere educate ma ferme di Bertuzzi che chiedeva di conoscere le dichiarazioni dei redditi di “lor signori”. Alcuni avevano prontamente risposto, altri, i più, con una semplice alzata di spalle, avevano cestinato la richiesta pensando: “tanto di un semplice cittadino ci se ne può tranquillamente fregare”, diventando così bersagli delle metodiche e inesorabili lettere di Bertuzzi che, come un orologio svizzero, tutti i mesi si curava di rinfrescare la memoria agli sbadati destinatari di una così impertinente richiesta.

 “… Orbene, poiché la democrazia cresce e si difende anche nelle più elementari regole del comportamento, questa volta l’esercizio democratico che sottopongo a Lei, come a tutti i membri del quarto Governo Andreotti, è la dichiarazione pubblica dei Suoi redditi e del Suo stato patrimoniale, Il primo cittadino Sandro Pertini ha già adempiuto a questo dovere morale. Ora tocca a Lei restituendomi compilata l’acclusa scheda. Naturalmente, non pervenendomi una Sua cortese risposta, commenterò il suo silenzio nelle mie interviste alla stampa e alla Radio-Televisione facendo, se del caso, seguire una serrata indagine sulla Sua situazione fiscale.”

(1) Disegno di legge presentato alla Camera dei Deputati il 20 giugno 1979 contrassegnato con il numero 115.


Per non dimenticare!

lunedì 7 gennaio 2013

L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE


Purtroppo l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole è quanto mai trascurato.
         Da parte mia ho cercato di contribuirvi scrivendo con Giorgio Medail e Pierluigi Ronchetti quel libro già più volte citato in queste pagine, Il Pianeta dei cittadini. Esso è destinato oltreché ai giovani studenti delle scuole medie, anche ai genitori ed agli stessi insegnanti. Ed a proposito di questi ultimi voglio riportare alcuni brani di una intervista a Emilio Giuseppe Arlandi, preside dal 1960 del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano e insegnante da 40 anni, pubblicata dal settimanale “Panorama” del 30 giugno 1980.
Arlandi pur riconoscendo che molti giovani docenti “sono alquanto sprovveduti sul piano delle nozioni, dei riferimenti culturali” notava però che essi “sono più ricchi di carica umana, sanno coinvolgere i ragazzi, gli fan fare l’amore con la loro materia. Preferisco di gran lunga loro a certi super-dotti, che facevano l’esame con l’orologio sul tavolo.”
         Ed ecco l’ultima domanda di questa intervista:
         “Eppure, prof. Arlandi, l’ignoranza verificata dei professori ha indotto molti stati come gli Usa, a sottoporre periodicamente il docente a esami, per accertare non solo come insegna, ma cosa sa”.
         “Io sarei favorevolissimo” ha risposto Arlandi “ben venga un accertamento dell’idoneità professionale specifica, sia a livello iniziale, sia nel corso della carriera, per verificare se i signori docenti nel corso degli anni non si siano addormentati sugli allori. Magari mai mietuti.”
         Nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica, che dovrebbe ovviamente dare molto spazio allo’insegnamento della Costituzione, si dovrebbe anche parlare dell’educazione sessuale, di quella alimentare ed anche dell’educazione stradale. E a proposito di quest’ultima, basti pensare che nel 1979 sulle strade italiane abbiamo avuto ben 8.326 morti e 219.580 feriti (nel 1978, 7.965 morti e 207.556 feriti). Sono dati agghiaccianti. In base a recenti statistiche, se in Italia tutti i giovani che vanno in motocicletta o in motorino portassero obbligatoriamente il casco, avremmo addirittura 1.000 morti in meno all’anno!
         “Solo una sana educazione al lavoro, al risparmio e all’onestà civile e politica, un’educazione basata sui sani principi enunciati dalla Costituzione ed impartita dai genitori nella famiglia, dagli insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado e dai sindacati nella società, potrà evitare alla Nazione di assistere ancora ad altri scandali di appaltatori, di petrolieri, di palazzinari, di imprenditori, di banchieri, di calciatori e di politicanti. Solo una educazione morale ed anche religiosa potrà creare una società di cittadini onesti, laboriosi, risparmiatori e giusti. Orgoglio e vanto della Nazione.” Così scrisse Guglielmo Di Benedetto sul settimanale “La coscienza del cittadino” n. 15 del 22 maggio 1980.
         E per finire ricorderò che il mensile “Mondo Economico” del 31 maggio 1980 ha dedicato un articolo sulla opportunità di raccontare la formazione scolastica al mondo del lavoro. In altri termini condurre i giovani in visita nelle industrie più interessanti e qualificate, per progressivamente abituarli ad uscire dall’ambito scolastico, ed entrare nei vari templi del lavoro nei quali un giorno ciascuno dovrà per così dire officiare. Ne sarà stimolata la fantasia creativa dei giovani ed in quelli più maturi nasceranno le vocazioni e si predisporranno le scelte.

Da “La Costituzione comoda” di Alberto Bertuzzi

martedì 20 novembre 2012

IN MEMORIA DI ALBERTO BERTUZZI



"Un uomo è la sua vita. E la vita di un uomo resta impressa nella memoria di chi lo ha conosciuto". Sono le parole scritte dal giornalista Giorgio Medail presentando il libro "60 ritratti di Alberto Bertuzzi", a un anno dalla sua morte (10 febbraio 1988). Sessanta ritratti scritti da giornalisti, personaggi pubblici e politici vari. Tutti ne hanno scritto con parole di ammirazione e con l'auspicio che: "Con qualche Bertuzzi in più, le cose da noi, almeno in alcuni settori, andrebbero meglio" (Maurizio Costanzo). E ancora: "Che accadrebbe, cari lettori, se ne imitassimo l'esempio?" (Indro Montanelli). Piero Angela concludeva: "Lui ha fatto la sua parte. A noi tocca fare la nostra".
Alberto Bertuzzi ci ha lasciati tanti anni fa ed è stato dimenticato, soprattutto dai tanti giornalisti e personaggi pubblici che avevano dato risalto alle sue battaglie civiche. Bertuzzi riceveva migliaia di lettere da cittadini che sollecitavano il suo intervento per la risoluzione di problemi.
 “Cittadino scomodo” è stato maestro di tante battaglie civiche, ci ha insegnato ad essere cittadini e non sudditi, a “Dubitare, disobbedire, combattere”, a difenderci dagli abusi dei pubblici uffici, a stare sempre “penna in resta” Ci ha insegnato la “Costituzione comoda” e a usare gli strumenti del cittadino.
Auspicava che molti cittadini “avvertissero la necessità di dedicare una parte della loro intelligenza, della loro cultura, della loro esperienza e del loro tempo a questa nobile funzione del promotore civico”.
 Ricordava che”il mestiere di cittadino è un mestiere difficile, anche perché bisogna convogliare la propria carica di aggressività, che è una parte insopprimibile di tutte le specie animali viventi, uomo compreso, anziché in direzioni stupidamente distruttive, verso comportamenti costruttivi”.
Ho conosciuto Alberto Bertuzzi negli anni ottanta e mi ha autografato un suo libro: "All'onorevole cittadina Lina Messana con l'augurio di non essere mai suddita". E così è stato. Le mie battaglie fatte nel suo nome e con il suo appoggio sono state tante.
Il giorno 11 gennaio 2013 ricorre il centenario della sua nascita.
Vorrei poterlo ricordare assieme alle tante persone che da lui hanno ricevuto esempio, stimolo e appoggio per un fattivo impegno civico.
Vorrei che il Comune di Milano gli dedicasse una via (il Comune di Brugherio, dove Alberto Bertuzzi aveva uno stabilimento, lo ha fatto).
Vorrei che si organizzasse un convegno su di lui.
Vorrei
Grazie per l’attenzione.

Lina Messana



Da “LA COSTITUZIONE COMODA” di Alberto Bertuzzi
“… Il mio scopo è quello di trasformare la conoscenza della Costituzione nell’apprendimento di una nuova arte marziale, l’arte di essere cittadini in piedi e mai sudditi in ginocchio. La differenza tra un suddito e un cittadino è semplice. Il suddito non sa, mentre il cittadino sa come difendere i propri diritti, ovviamente nell’osservanza dei propri doveri”.

Con i diritti d’autore dei suoi libri, Alberto Bertuzzi ha finanziato i restauri dello squero di San Trovaso in Venezia e di alcuni preziosi dipinti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e l’istituzione di premi annuali per i migliori temi scolastici sulla Costituzione.

venerdì 8 aprile 2011

Onorevole sarà lei!

Il 23.4.1992 scrivevo al Giornale:
“Caro Direttore, l’elezione a deputato di Vittorio Sgarbi e le sue ultime esternazioni invitano a sottoscrivere la proposta del signor Ulisse Razzetto di Livorno: Basta con gli “on.”.
Ricordo che i deputati radicali Bonino, Pannella, Faccio e Mellini avanzarono analoga richiesta in una seduta parlamentare del luglio 1978. Risultato della votazione: “Presenti e votanti: 383, maggioranza 192. Voti favorevoli 60; contrari 323. La Camera respinge”.
Qualcuno ci vuol riprovare?”

Ci ha riprovato la Lega. Dal Giornale del 18.6.92:
“La Lega Nord ha presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per l’abolizione del titolo di onorevole. Proposta presentata dall’on. Irene Pivetti e sottoscritta anche da Umberto Bossi. La proposta di legge è composta di un unico articolo che specifica: “E’ soppresso l’uso dell’appellativo di “onorevole” riferito ai deputati, ai senatori e ai consiglieri regionali, anche cessati dalla carica.”Il comunicato della Lega Nord precisa che la proposta è conseguente “alla luce del vasto coinvolgimento di personalità politiche nella vicenda di corruzione e tangenti milanesi, culminata nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di diversi parlamentari”.

Alberto Bertuzzi affermava che esiste la “Camera dei deputati” non la “Camera degli onorevoli”. Non riesco ad immaginare come la definirebbe oggi….

giovedì 10 febbraio 2011

In ricordo di Alberto Bertuzzi

 "Un uomo è la sua vita. E la vita di un uomo resta impressa nella memoria di chi lo ha conosciuto". Sono le parole scritte dal giornalista Giorgio Medail presentando il libro "60 ritratti di Alberto Bertuzzi", a un anno dalla sua morte (10 febbraio 1988). Sessanta ritratti scritti da giornalisti, personaggi pubblici e politici vari.Tutti ne hanno scritto con parole di ammirazione e con l'auspicio che: "Con qualche Bertuzzi in più, le cose da noi, almeno in alcuni settori, andrebbero meglio" (Maurizio Costanzo). E ancora: "Che accadrebbe, cari lettori, se ne imitassimo l'esempio?" (Indro Montanelli). Piero Angela concludeva: "Lui ha fatto la sua parte. A noi tocca fare la nostra".

Alberto Bertuzzi ci ha lasciati tanti anni fa ed è stato dimenticato, soprattutto dai tanti giornalisti e personaggi pubblici che avevano dato risalto alle sue battaglie civiche. Bertuzzi riceveva migliaia di lettere da cittadini che sollecitavano il suo intervento per la risoluzione di problemi. Nel mio profilo mi definisco "sua discepola".  Ho aperto questo blog - che porta il suo nome - come una testimonianza di riconoscenza.

Vorrei non essere la sola!
 

domenica 9 gennaio 2011

La certificazione medica dei lavoratori in malattia

Durante le festività natalizie molti netturbini di Napoli si sono ammalati.
Alberto Bertuzzi nel suo libro “La Costituzione comoda” – anno 1981 – a pagina 104 così scriveva:

Quale imprenditore, ovviamente esperto di questo problema, debbo tuttavia osservare che in pratica si lamentano gravi carenze nel comportamento dei medici convenzionati all’INAM e nei corrispondenti controlli medici degli ammalati sospetti di assenteismo abusivo.
Carenze che iniziano con una certificazione medica di malattia incompleta e nella quale per esempio non si precisa se l’ammalato abbia o meno facoltà di uscire dalla propria abitazione per cure specialistiche, né, quando questa facoltà sia concessa, viene indicato l’orario per l’uscita.
Alcuni medici, poi, nella quasi totalità delle loro certificazioni, concedono la libera uscita all’ammalato.
Questo ed altro ho potuto accertare in un’indagine svolta nella mia società sulle certificazioni mediche di un intero quinquennio.
E come mi sono regolato? Molto semplicemente ho segnalato alla Magistratura penale tutti i casi di sospetta connivenza del medico con il lavoratore assenteista. E con quale risultato? Che nell’azienda l’assenteismo è sceso a percentuali fisiologiche: al di sotto dell’1% per gli operatori d’ufficio e del 3% per gli operai d’officina.
Il garantismo deve assicurare la dignità e la libertà dell’uomo, non la licenza per comportamenti disdicevoli, anzi, disonesti.”

martedì 24 agosto 2010

LA SCUOLA E LA COSTITUZIONE

Da “LA COSTITUZIONE COMODA” di Alberto Bertuzzi

“… Il mio scopo è quello di trasformare la conoscenza della Costituzione nell’apprendimento di una nuova arte marziale, l’arte di essere cittadini in piedi e mai sudditi in ginocchio. La differenza tra un suddito e un cittadino è semplice. Il suddito non sa, mentre il cittadino sa come difendere i propri diritti, ovviamente nell’osservanza dei propri doveri”.

Con i diritti d’autore dei suoi libri, Alberto Bertuzzi ha finanziato i restauri dello squero di San Trovaso in Venezia e di alcuni preziosi dipinti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e l’istituzione di premi annuali per i migliori temi scolastici sulla Costituzione.
Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha raccolto il testimone.

mercoledì 9 dicembre 2009

BENVENUTI!!!

Mi sono fatta un regalo di compleanno. Benvenuti sul mio blog. Sarei felice di avere anch'io i 25 lettori che si auspicava Manzoni. Bertuzzi: chi era costui? Vorrei mettermi in contatto con le tante persone che lo hanno conosciuto. Negli anni ottanta mi ha autografato un suo libro: "All'onorevole cittadina... con l'augurio di non esser mai suddita". E così è stato.
Le mie battaglie fatte nel suo nome e con il suo appoggio sono state tante. Vorrei condividere con voi le mie esperienze e ricevere notizia delle vostre.
Ora mi devo organizzare, prendere confidenza con questo nuovo mezzo di comunicazione. Ci sentiremo presto.